venerdì, 17 marzo 2006

Palander ko, non serve ultima gara

Undici anni dopo Alberto Tomba, un altro sciatore italiano si aggiudica la Coppa del mondo dello slalom speciale. Giorgio Rocca ha approfittato dell'infortunio occorso in gigante al suo unico rivale, il finlandese Kalle Palander, per alzare il trofeo con una gara di anticipo. Diventa, quindi, superfluo l'ultima prova di Aare. La Dea Bendata è tornata, così, a baciare il campione di Livigno dopo la delusione olimpica.

Rocca (AFP)

Non è mai bello esultare per le disgrazie altrui, ma in questo caso Giorgio Rocca può far esplodere tutta la sua gioia per la vittoria della Coppa del mondo di slalom. Un successo che l'Italia attendeva da 11 anni e che permette al valtellinese di entrare di diritto nell'Olimpo dello sci azzurro. Per il campione livignasco, cinque vittorie in questa stagione fra i pali stretti, si tratta del primo trofeo in carriera in slalom dopo i quarti posti ottenuti nel 2003, 2004 e 2005. L'Italia torna sul gradino più alto del podio a distanza di undici anni dall'ultimo successo di Alberto Tomba. Oltre al bolognese, capace di sollevare la coppa di cristallo in ben quattro occasioni (1988, 1992, 1994 e 1995), prima di Rocca il solo Gustav Thoeni si era aggiudicato il trofeo (1974 e 1975).

Lo slalom di sabato ad Aare che chiude la stagione 2006 diventa così superfluo, dopo che Palander si è rotto il legamento crociato del ginocchio sinistro in gigante. Solo il finlandese, infatti, poteva insidiare Rocca, prima con 547 punti contro i 495 del rivale. Ma la Dea Bendata, dopo avergli voltato le spalle alle Olimpiadi di Torino 2006, è tornata a baciarlo nel momento topico della stagione. Una stagione, quella del livignese, cominciata alla grande, con cinque vittorie consecutive tra i pali stretti. Poi però un calo, le prime cadute e una certa perdita di fiducia, fondamentale in una disciplina tecnica come lo slalom. I rivali si sono fatti sotto a poco a poco, ma la sfortuna (l'altra faccia della medaglia) ha tolto di mezzo Palander. "Vincere la coppa così un po' mi dispiace - ha commentato Rocca - Io voglio vincerla in gara e voglio farlo domani nell'ultimo slalom. Mi spiace per Kalle. Adesso aspetto domani per vedere se realmente non sarà in pista e comunque si festeggerà solo domani. Io voglio dimostrare di essermi meritato la coppa gareggiando

Giornata da incorniciare per l'Italia alle Paralimpiadi di Torino. Il medagliere azzurro si arricchisce di tre medaglie in un colpo solo. Silvia Parente, dopo i bronzi in discesa libera e superG, ha conquistato la medaglia d'oro nel gigante disabili non visivi. Gianmaria Dal Maistro, dopo l'oro nel SuperG, ha conquistato l'argento nel gigante non vedenti, mentre Daila Dameno ha vinto il bronzo nel gigante seduti.Senza dubbio saranno ricordate come le Paralimpiadi di Silvia Parente. L'atleta azzurra, dopo i bronzi conquistati nella discesa libera e nel super-g, ha conquistato nel gigante per non vedenti la medaglia più ambita: un oro ricco di significato, sia perchè a coronamento di un'avventura iniziata col bronzo di quattro anni fa a Salt Lake City, sia per il legame d'amore che la lega a Lorenzo Migliari, il fidanzato che le fa da guida in gara.
Quasi incredula l'atleta milanese al termine della gara, chiusa davanti a tutti col tempo di 2'04"51, 27 centesimi in meno della svizzera Casanova. "E' bellissimo, ancora non ci posso credere e devo ancora capire. E quando sentirò l'inno...sarà l'emozione di una vita". 
La splendida giornata azzurra è completata dall'argento nel gigante uomini non vedenti di Gianmaria Dal Maistro e dal bronzo di Daila Dameno, terza nel gigante seduti : l'azzurro, con guida Tommaso Balasso, si è piazzato alle spalle del francese Nicolas Berejny; bronzo per lo spagnolo Eric Villalon. Per lui è la seconda medaglia dopo l'oro conquistato in SuperG. Per la 37enne magentina, invece, è la prima medaglia alla sua seconda Olimpiade, dopo aver gareggiato ad Atene 2004 nel nuoto.

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mercoledì, 15 marzo 2006

C'è gloria per i colori italiani nell'ultima discesa libera della stagione. Ad Aare, in Svezia, Peter Fill si è piazzato al terzo posto con un ritardo di 30 centesimi dal vincitore della gara, Aksel Svindal, ed a soli 10 centesimi da Bode Miller giunto secondo.  Kristian Ghedina tredicesimo. Per l'ampezzano questa potrebbe essere stata l'ultima gara della sua lunga carriera.

 

Ghedina (afp)

Dopo le delusioni maturate ai Giochi di Torino, lo sci alpino regala una gioia ai colori azzurri nell'ultima discesa libera della stagione. Peter Fill, infatti, ad Are, in Svezia è giunto terzo al termine di una gara che ha visto il successo del norvegese Aksel Svindal ed il secondo posto dell'americano Bode Miller. L'atleta azzurro ha chiuso con un distacco di 30 centesimi dal vincitore e con soli 10 centesimi di ritardo dalla seconda piazza.  L'uomo-jet azzurro per eccellenza, Kristian Ghedina, dopo la brillante prestazione in prova, è giunto tredicesimo. Intanto, con l'undicesimo posto ottenuto Michael Walchofer ha conquistato la Coppa del Mondo di specialità. 

La gara si è svolta in una splendida giornata di sole e su una pista difficilissima, disegnata dall'ex campione svizzero Bernard Russi caratterizzata da lunghi e spettacolari salti su cui ci sono state anche drammatiche cadute come quelle che hanno coinvolto il campione olimpico Antoine Deneriaz, fortunatamente senza danni, e l'austriaco Klaus Kroell con probabile lesione al ginocchio sinistro. Tutto ciò, non ha intaccato la gioia di Fill al termine della gara: "Sono felicissimo ma è stata una prova davvero dura. I salti sono stati spesso troppo lunghi e troppo pericolosi. Penso che per i mondiali del 2007, che saranno proprio ad Aare, la pista dovrà essere modificata", ha detto a fine gara. Per il 23enne altoatesino di Castelrotto, un vero polivalente, si tratta del terzo podio stagionale. Il podio di oggi, infatti, si aggiunge al terzo posto nella combinata di Wengen ed al secondo nel supergigante di Kitzbuehel.

Un pizzico di delusione invece, per Kristian Ghedina che proprio ad Are ottenne la seconda delle dodici vittorie in Coppa del Mondo conquistate: "Peccato davvero. Ci tenevo a fare una buona gara ma oggi - ha raccontato - il fondo, per il freddo, era molto più duro di quello trovato ieri in prova. Ma soprattutto ho sbagliato un paio di linee in punti fondamentali". Ghedina ha sciato con in testa l'ultimo dei suoi caschi d'autore, uno con la scritta "I love ski" e tanti cuori rossi a battere per il suo sport. Per l'ampezzano, infatti, quella di Are potrebbe essere stata l'ultima gara della sua lunga carriera, anche se il "Ghedo" non ha voluto definitivamente dire addio, lasciando aperta una piccola porticina: "Ne parliamo questa estate. Deciderò solo allora".

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